Dalla parte dei Masai

Un’estate con l’Istituto Oikos Milano in Tanzania

 

di Lorenzo Bottino

 

Martin Luther King, ormai più di cinquant’anni fa, in un suo celebre discorso affermava: “It may well be that we will have to repent in this generation. Not merely for the vitriolic words and the violent actions of the bad people, but for the appalling silence and indifference of the good people who sit around and say: wait on time”. Tradotto: “È possibile che questa generazione si dovrà pentire. Non solo per le parole al vetriolo e per le azioni violente delle persone cattive, ma anche per il silenzio e l’indiggerenza delle persone buone che siedono e dicono: aspetta”. Certamente le sue parole si riferivano ad un contesto sociale e politico molto diverso dal nostro, ma King intendeva sottolineare la pericolosità di un atteggiamento che silenziosamente si diffonde nella nostra società, ieri come oggi: l’indifferenza. Tutti noi almeno una volta nella vita siamo stati indifferenti: dai piccoli gesti quotidiani alle grandi questioni geopolitiche dobbiamo cercare di combattere questo sentimento di disinteresse verso gli altri. Ed è ciò che lo scorso anno ho cercato di fare.

Dopo aver conosciuto attraverso YearOut, una Onlus che organizza esperienze di volontariato internazionale, le attività dell’Istituto Oikos Milano in Tanzania, ho deciso di dedicare a un loro progetto tre settimane della mia estate. Istituto Oikos è una Ong che svolge in tutto il mondo attività di protezione ambientale e di sviluppo socio-economico; in Tanzania, nel 2003, hanno costruito un campo tendato, lo Mkuru Training Camp, con una duplice finalità: è una meta di turismo responsabile e insieme centro di formazione, ricerca e sperimentazione di buone pratiche ambientali. La particolarità di questo progetto è che il campo è gestito insieme alla comunità Maasai di Mkuru, piccolo villaggio a un’ora di macchina da Arusha nel bel mezzo della savana: gli abitanti lavorano a tempo pieno nel campo, che costituisce una fonte di reddito alternativa a quelle tradizionali dell’economia locale, dominata dalla pastorizia. Durante le tre settimane, insieme a Marta e Ginevra, due ragazze che sono partite insieme a me dall’Italia, abbiamo affiancato lo staff locale nelle loro attività quotidiane: dalla manutenzione del campo, al lavoro in cucina per servire gli ospiti, fino all’organizzazione di un evento di fund raising, la Mkurun, una corsa di 15 km che ogni anno attira numerosi turisti ed expat dalla vicina Arusha, consentendo a molti di conoscere la realtà di Mkuru e di contribuire alla sua crescita. Questa esperienza mi ha dato un’occasione unica per conoscere una cultura totalmente diversa dalla nostra. Scherzosamente la società Maasai è stata definita da un ragazzo che lavorava con Oikos come “vacco-centrica”, vista l’importanza del bestiame e in particolare delle mucche: per i Maasai tradizionali le mucche rappresentano l’asset principale della proprio patrimonio personale, nonché l’unica fonte di reddito; inoltre sono necessarie per riuscire a sposarsi, in quanto il futuro sposo deve donare alla famiglia della sposa un numero di mucche stabilito dal padre per avere il privilegio di chiederne la mano. Questa società, così lontana dalla nostra, vede delle problematiche che sono altrettanto diverse. Le attività di pastorizia sono fortemente influenzate dai cambiamenti climatici, che negli anni hanno portato alla desertificazione aree in cui venivano portati ad abbeverarsi gli animali, causando la morte del bestiame e conseguenze disastrose sul tessuto economico locale. I diritti delle donne sono ancora molto lontani dagli standard occidentali in luoghi dove viene praticata l’infibulazione; la povertà impedisce a molti ragazzi, che aiutano gli altri uomini del villaggio di andare a scuola, nonostante l’istruzione in Tanzania sia pubblica e potenzialmente accessibile a tutti, anche se le infrastrutture sono carenti. Oikos, grazie alle sue attività, cerca ogni giorno di aiutare queste comunità, fornendo opportunità di lavoro diverse dalla pastorizia e cercando di mitigare i devastanti effetti del cambiamento climatico su un ecosistema molto fragile, oltre a lavorare per migliorare i diritti delle donne. Tuttavia l’indifferenza verso queste problematiche ha portato l’amministrazione Trump a tagliare i fondi Usaid, l’agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, che finanziavano numerosi progetti anche in Tanzania. 

Questa esperienza è stata sicuramente una delle più belle della mia vita, mi ha consentito di conoscere delle persone e una cultura meravigliose, ma soprattutto mi ha consentito di capire che l’uomo è artefice del suo destino: se non siamo noi ad agire in prima persona per migliorare il mondo in cui viviamo, niente mai cambierà.

 

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