La natura è viva

Dove sbagliamo?

In qualità di esseri umani ci troviamo ad affrontare diverse sfide chiave che minacciano il nostro intero ecosistema, la nostra sopravvivenza e quella del pianeta. Pensarci come un’entità unica ci aiuta ad analizzare quale sia la nostra emergenza. Il cambiamento climatico rappresenta, oggi, una tra le maggiori problematiche che dobbiamo conoscere per poi poterla affrontare. Per questo motivo proviamo innanzi tutto a chiederci: “Cos’è il cambiamento climatico?”. Esso fa riferimento a un mutamento dello stato del clima dovuto al riscaldamento globale e quindi a un aumento delle temperature medie del mondo intero in un periodo di almeno 30 anni (“Picco per capre”, Luca Pardi e Jacopo Simonetta, Luce edizioni 2017).

Ciò è di fondamentale importanza per comprendere che, quando parliamo di cambiamento climatico, facciamo riferimento a un fenomeno collegato imprescindibilmente, su tutti i livelli, alla sfera socioeconomica, a quella politica e civile e infine, alla vita quotidiana e privata di ognuno di noi.  A fronte di tutto ciò è bene considerare le temperature di ogni luogo del mondo e la loro variazione in un dato periodo di tempo. Avere una visione olistica del problema è necessario per attuare una cooperazione a livello globale e, così, contrastarlo congiuntamente.

L’Accordo di Parigi, adottato da 195 nazioni alla ventunesima Conferenza delle Parti dell’UNFCCC (COP21) nel dicembre 2015, conteneva l’obiettivo di rafforzare la risposta globale alla minaccia dei cambiamenti climatici mantenendo l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto al periodo preindustriale, raccomandando l’impegno di tutte le nazioni, unite al fine di contenere il surriscaldamento globale mantenendolo inferiore a 1,5 °C. Secondo i dati nazionali registrati dall’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il 2018 è stato uno degli anni più caldi di sempre dal 1880: la temperatura è aumentata di circa 1,58 °C sopra la media di riferimento registrata dal 1971 al 2000; è stato quindi superato il record precedentemente registrato nell’anno 2015 con +1,44 °C.  

È ormai indubbio che il futuro del pianeta, dell’ambiente, delle economie e delle società sia strettamente legato ai cambiamenti climatici. Sembra essere giunti a un punto di non ritorno, ma non è così. L’attuale situazione può e deve essere mitigata da trasformazioni che siano al contempo rapide ma previdenti, fino ad oggi ancora mai attuate. È necessaria una transizione verso uno stile di vita più consapevole e sostenibile. Per fare questo è opportuno che i grandi enti internazionali, gli stati e l’Unione Europea accompagnino questo processo con politiche realistiche mirate, così da essere una guida per i singoli enti nazionali consentendo, infine, di intraprendere con i cittadini la strada verso un cambiamento che abbia un impatto decisivo e positivo sulle sorti del pianeta.

Osservando gli eventi degli ultimi mesi possiamo cogliere forti messaggi, partiti dal basso, che cercano di smuovere il livello europeo: i gilet gialli parigini che protestano contro un innalzamento eccessivo del petrolio e le conseguenti proposte a favore dell’ambiente, ma anche e soprattutto i risultati raggiunti alla United Nations Climate Change conference (COP24) tenutasi in Polonia a Katowice dal 3 al 14 dicembre 2018. La conferenza si tiene ogni anno con lo scopo di tracciare una linea comune da adottare a livello internazionale per promuovere miglioramenti a lungo termine.  

Aurora Righetti, rappresentante dell’Associazione Italiana Naturefriends, e partecipante attiva alla Conferenza, ci racconta che si è discusso a lungo su idee e possibili misure da intraprendere a sostegno dell’ambiente ma si è rivelato complesso arrivare a stabilire formalmente un vero e proprio accordo a causa della forte opposizione di alcuni dei Paesi presenti. L’esito condiviso, e sicuramente osservabile, risulta essere quello della sfida, come ci raccontano i rappresentanti di Italian Climate Network, un’associazione italiana di volontari, giovani e esperti del tema, anche loro presenti alla COP 24. Ci spiegano che c’è più di una sfida in atto al di là delle catastrofi climatiche: la negoziazione tra stati che cercano di trasformare i proclami politici in regole ed azioni concrete per una transizione climatica necessaria e di grandi ambizioni.

«In pratica è come se stessimo usando 1,7 Terre” – ha spiegato in vari articoli di stampa Gianfranco Bologna, direttore scientifico di Wwf Italia  – superando di gran lunga la biocapacità della terra. Questo perché le cosiddette risorse non rinnovabili (dette anche esauribili) sono circa il 90% dell’energia utilizzata e includono carbonio, petrolio e gas naturali. Queste procurano dirette lesioni al pianeta causando un sempre più elevato numero di disastri naturali (vedi grafico 1). Ciò provoca un cambiamento significativo nelle precipitazioni e soprattutto lo scioglimento di nevi e ghiacci. Da qui si ottiene un effetto disastroso a catena: i sistemi idrologici alterati portano al danneggiamento delle sorgenti di acqua fresca, specie marine, le coltivazioni risultano compromesse e il tutto si riflette direttamente sulla nostra salute. La tabella 1 (Dati effettivi del cambiamento climatico) mostra come negli ultimi anni la situazione sia andata a peggiorare sempre di più ed è proprio per questo che oggi si cercano soluzioni effettive per convertire il nostro stile di vita in sostenibile».

Sicuramente quello che si chiede non è di tornare indietro, al passato e quindi di regredire ma di progredire realmente cambiando la logica della crescita, lo stile di vita e la concezione di sviluppo inteso in tutte le sue accezioni. Ora più che mai bisogna invertire la tendenza negativa, rispondendo perciò alle esigenze del presente senza compromettere quelle del futuro. Dobbiamo riconoscere che siamo di fronte a una realtà che si può modificare, grazie alle azioni di ognuno di noi poiché siamo noi stessi il motore del cambiamento.

Un esempio virtuoso di stimolo viene da vicino, dalla stessa Università degli studi di Firenze, grazie all’istituzione di Unifi Ateneo Sostenibile. Ugo Bardi è il delegato del rettore alla comunicazione della sostenibilità e coordinatore del gruppo di lavoro che, grazie a una collaborazione a stretto contatto con gli studenti, esperti climatologi e persone interessate al tema dell’ambiente, organizza eventi per far fronte concretamente alla minaccia climatica sia nella teoria che all’atto pratico. Solo nell’ultimo anno grazie alla distribuzione di 20.000 borracce e 16 fontanelli per l’erogazione dell’acqua sono state risparmiate 40 tonnellate di plastica. Sono poii state distribuite 50.000 carte dello studente per incentivare l’uso dei mezzi di trasporto a un prezzo modico, creati 2 orti urbani ecosostenibili e istituite 6 eco-tappe per lo smaltimento dei rifiuti speciali.   

Tutti possiamo quindi contribuire, risvegliamo le nostre coscienze e iniziamo il cambiamento. Chiudiamo gli occhi e proviamo a immaginare il pianeta dei nostri sogni, pensiamo a soluzioni alternative e creative e, per far sì che questo avvenga, riapriamo gli occhi e osserviamo con maggiore attenzione il nostro mondo all’anno 2019. Tu cosa vedi?

I piccoli gesti da adottare quotidianamente ai quali ogni singolo individuo può prestare una maggiore attenzione sono semplici ma molto efficaci per convertire uno stile di vita tossico in uno sostenibile.

 a cura di Irene Ghaleb, Elenia Penna, Martina Danzi

 

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